La querela

  Una mattina, un messo comunale mi consegna una raccomandata da parte del tribunale di Genova, in cui vengo informata di essere stata querelata e invitata a presentarmi davanti al giudice delle indagini preliminari di quella città.

La denuncia è partita dal padre naturale di una donna, che col mio aiuto voleva conoscere il viso di quel padre, che l’aveva messa al mondo cinquantadue anni prima.

 Luigina, abbandonata dalla nascita, era stata accolta in un brefotrofio, lontana dagli affetti familiari.

 Le sofferenze, per lei, continuarono anche quando conobbe Mario, un giovane che riversò sulla donna, il rancore maturato nella famiglia d’origine e nella società, che l’aveva emarginato.

 Dal matrimonio, contratto con Mario, nacquero tre figli, che vissero tutta la loro vita fra alterchi e violenze varie.

 I ricoveri di Luigina furono innumerevoli: ora per una frattura, ora per percosse, ora per crisi epilettiche. Tutto il personale ospedaliero conosceva la sua storia drammatica e le voleva bene. Quando i medici le chiedevano la causa del ricovero, l’ attribuiva sempre ad incidenti casuali. Un giorno è  stata salvata in estremis quando già era caduta in coma, in seguito a blocco renale.

 E’ proprio in quell’occasione che, per ridarle la voglia di vivere, le promisi ciò che aveva sognato per tutta la vita: trovare suo padre che aveva idealizzato come un uomo buono, comprensivo, che l’avrebbe protetta e consolata nei momenti di dolore. La mia iniziativa ha compiuto il miracolo: Luigina, uscita dal coma ha  ripreso a vivere piena di speranza, in attesa d’incontrare suo padre. Io studiavo il modo di procedere per mantenere la promessa. Da dove incominciare?

Presi contatto con delle persone del suo paese natio, che ricordavano molto bene la storia di una bambina nata dall’avventura amorosa di due ragazzi sedicenni, che aveva scandalizzato tutto il paese. I nonni materni, dalla vergogna, si erano trasferiti in un altro paese ed in seguito il nonno era morto di crepacuore .

 Bussando alla porta di alcuni parenti e amici comuni dei suoi genitori, la donna riuscì a conoscere il luogo di residenza del padre, ma non l’esatto indirizzo. Allora pensai di rivolgermi al sindaco del paese  di residenza dell’uomo, pregandolo di consegnare a questo padre, una lettera in cui gli illustravo la vita della povera figlia e il suo grande desiderio di conoscerlo. Purtroppo la mia lettera (non rimase segreta) fu considerata diffamatoria e fui querelata.

 Soffrimmo insieme per questa situazione, ma non mi pentii mai di ciò che avevo fatto.

 Pertanto Luigina nel conoscere la dura reazione del fatidico padre, rimase impietrita dal dolore e di nuovo il mondo le cadde addosso, annullando i miei sforzi.

 Un brutto giorno i carabinieri bussarono alla porta della sua abitazione, annunciando al marito il suicidio della donna, precipitata dal " Bastione".

 Per me fu un  dolore che non potrò mai dimenticare.

4 commenti

  1. Non sempre i buoni propositi portano esiti positivi. Ma l’importante è provarci. Brava nonna Sebastiana. Tu hai fatto il possibile, ma la vita spesso si fa beffe dei nostri desideri e delle nostre buone intenzioni. Purtroppo.
    Buona serata.

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  2. pur apprezzandola tua buona fede secondo me hai sbagliato.hai violato la riservatezza del padre che certo a quell’età può avere responsabilità relativa.Non siamo Dio..dovremmo ricordarcelo!..sempre con affetto

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  3. questa sera è il secondo commento che faccio,e in
    riferimento alla “querela” sono daccordo con Giano del 30.07.07. Molte volte i nostri buoni propositi per aiutare gli altri,vanno ad invadere altre sfere personali.Nel leggere tale scritto,sono tornato indietro nel tempo quando io ho cercato di aiutare un padre,con il suo permesso,di ritrovare suo figlio, dopo averlo trovato,il commento del padre fù ” era meglio senza di lui ( figlio)” Ciao nonnina

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