Il mercatino di S. Elia

Il 27 Gennaio, mio figlio mi invita a visitare il mercatino di S. Elia.

Vedo bancarelle stracolme di ogni ben di Dio:dai pesci, alla frutta, dalla verdura ai formaggi ed ai vini.

In tanti si fermano davanti alle bancarelle per acquistare della merce freschissima a prezzi inferiori a quelli correnti.

Anch’io acquisto del pane casareccio , della verdura ed un vasetto di polpa di riccio per condire gli spaghetti ,un piatto prelibato.

Poi volgo lo sguardo intorno e ammiro l’azzurro del mare e al di là le montagne di Capoterra sovrastate da una nebbiolina azzurrognola.

Questo quartiere un tempo era famoso, per il "Lazzaretto", che accoglieva gli appestati.

Oggi ha acquistato un’altra fisionomia , nonostante sia un rione popolare:le costruzioni sono decorose, circndate da tante aiuole verdi.

Al centro si eleva il campanile di un bianca chiesetta a salvaguardia del borgo.

3 commenti

  1. cara Tiana, grazie per il commento al mio post. Purtroppo gli ultimi mesi sono stati terribili per me: la malattia e la morte quasi in contemporanea di mio padre e di mio suocero, la perdita di un figlio, a cui si aggiunge la quotidianità a volte difficile. Anch’io mi affido al Signore, ma a volte c’è proprio bisogno di sfogarsi un pò! Ti abbraccio

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  2. Era il 1946 quando la mia famiglia, sinistrata, è stata destinata ad alloggiare nella caserma Villasanta. Avevo solo 4 anni e quel che mi ricordo è freddo materaasi di crine squarciati, cappotti per coperte, niente luce elettrica, candele per illuminare gli ambiente, braceri ardenti che scintillavano fuori delle porte per poi essere portati dentro casa dove ci si riuniva per scaldare le mani ele gambe. La radio trasmetteva notizie, la guerra volgeva al termine. Si parlava a bassa voce, si andava a letto alle 6 del pomerigio con una tazza di latte. Parlavamo abassa voce. Nella caserma Villasanta le famiglie che allogiavano erano circa 250. Tutte famiglie giovani con bimbi piccoli e qualche genitore anziano. Un caseggiato era adibito a scuole elementari, altri ad asilo gestito dalle suore di San Giuseppe, vi era una piccola capella con un altare in legno: di questo ricordo il profumo dei garofani che le stesse suore coltivavano in un piccolo giardino. Ricordo la mia prima comunione fatta in quella capella dove ogni domenica si celebrava la messa poi in catechismo e infine il cinema. Ricordo tutto questo con grande gioia. Ricordo il quartiere di S.Elia del quale sentivo parlare ma dove non si andava afare neanche una passeggiata. Li’ la gente era più povera dinoi, i ragazzini scalzi con un grande barattolo, dopo il pranzo dei soldati, aspettavano fuori dal portone ad aspettare che i militi dessero loro gli avanzi del rancio. era gente brava, quelche ladro di galline, o di carciofi, niente di più. Si perchè c’erano gli orticelli davanti ad ogni caseggiato dove la gente si arrangiava per magiare, coltivando qualche ortaggio un albero da frutta e mandava avanti delle galline nutrite con la crusca che costava poco. sono passati 60 anni e io sogno ancora quel bel periodo. Allora si faceva il natale, il presepe, si chiaccherava col vicino, le bimbe imparavano a fare la maglia, a ricamare, a cucinare, a lucidare l’alluminio e le posate di ottone con la sabbia o la cenere. ero felice e non avevo nulla quel nulla che non esiste più. Per quanto poveri si ha tutto quel tutto che ti fa desiderare quel nulla, pieno d’amore di amicizie di solidarietà che oggi non esiste più. Il vicino di casa che correva al bisogno, nelle gioie e nel dolore. Così ricordo la nascita dei miei fratelli, nati in casa, come la morte di uno dei miei fratelli e una cara zia giovanissima. Ma queste gioie e dolori venivano superate in 300 famiglie perchè diventava una sola. oggi ti muore un parente, non osa avvicinarsi neanche il vicino del pianerottolo, perchè non ti conosce. Nel quartiere di Sant’Elia allora si viveva così, tutti per uno. Mi vien da piangere pensare come ci siamo ridotti! Ciao cara Sebastiana, anch’io vorrei un blog, ho tante cose da raccontare, anche se tristi comunque belle perchè fanno parte della mia vita vissuta. Ciao.

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