La famiglia cristiana

Erano belli come angeli
i cinque fratellini:
biondi, occhi azzurri,
sorriso celestiale.
Con mamma e papà
erano sette.
Il corteo familiare
si è inginocchiato
davanti all’altare
per salutare Gesù .
Questa famiglia
benedetta da Dio ,
procederà sicura
sulla retta via
sotto la protezione
della Vergine Maria .

2 commenti

  1. Questo adorabile post mi ha fatto venire in mente una poesia inglese, tradotta da Giovanni Pascoli, che forse neanche tu conosci. Me la recitava mia madre, grande appassionata di Pascoli. E’ un poco lunga ma forse ti farà piacere leggerla. Un abbraccio.

    * Siamo sette! *

    Vidi una cara contadinella,
    ch’aveva ott’anni, come mi disse,
    bionda, ricciuta, bella, assai bella
    con le due grandi pupille fisse.

    Presso il cancello stava. Ed io: – figlia,
    quanti tra bimbi siete, e bimbette? –
    chiesi . con atto di meraviglia
    ella rispose: – Quanti, noi? Sette-

    -E dove sono? Dì, se ti pare-
    Le dissi ed ella mi disse:-Ma…
    Noi siamo sette: due sono in mare:
    ed altri due sono in città,

    altri due sono nel camposanto,
    il fratellino, la sorellina:
    in quella casa che c’è d’accanto,
    io sto con mamma, loro vicina.-

    -Tu dici, o bimba: “due sono in mare,
    altri due sono nelle città “
    e siete sette. Questo, mi pare,
    è un conto, bimba mia, che non va.

    -sette tra bimbe- diceva intanto
    E maschi, siamo. Due son qui presso
    In un cantuccio del camposanto:
    nel camposanto, sotto il cipresso.-

    -Ma tu ti muovi, tu corri: è vero?
    Tu canti, ruzzi, hai fame, hai sete:
    se que’ due sono nel cimitero,
    cara bambina, cinque voi siete.

    -Verde- rispose –verde è il lor posto:
    Lo può vedere, lì, se le preme:
    da casa un dieci passi discosto:
    stanno vicini, dormono insieme.

    Là vado a fare la calza, e spesso
    Vado a far l’orlo delle pezzuole:
    mi siedo in terra, sotto il cipresso,
    con loro, e loro conto le fole.

    E spesso, quando la sera è bella,
    e quando l’aria è dolce e serena,
    io là mi porto la mia scodella,
    e là con loro fò la mia cena.

    Prima a morire fu Nina: a letto,
    tra sé gemendo, stette più dì.
    Poi, l’ha guarita Dio benedetto;
    ed ecco allora ch’ella partì:

    Nel camposanto così fu messa;
    e quando l’erba non era molle,
    io col mio Nino vicino ad essa,
    mi divertivo sulle sue zolle.

    Poi quando cadde la neve, e bello
    Sarebbe stato correre, tanto,
    dovè partire pure il fratello,
    ed ecco che ora le sta d’accanto.

    -E quanti dunque siete ora voi
    Se quei due sono nel paradiso?-
    -Sette- rispose –sette siam noi!-
    Meravigliando tutta nel viso.

    -Ma sono morti quei due! Ma sono
    Lassù! Son anime, anime elette!-
    -Che! Ripeteva sempre d’un tono-
    No, sette siamo: no, siamo sette.-

    Traduzione di Giovanni Pascoli della poesia “We Are Seven”di William Wordsworth, poeta inglese

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  2. Commovente la poesia di Giovanni Pscoli , ma profondo l’insegnamento che la tua mamma ha voluto darti leggendoti e commentandoti questa poesia .
    Grazie per il gentile commento alla mia poesiola .Un caro saluto.Tiana

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