L'ingratitudine (storia vera)

Maria bussa alla mia porta, con la disperazione nel cuore, per chiedere una parola di conforto.

Racconta che i figli, di cui uno laureato e due diplomati, dopo la morte del padre, la costringono a firmare la rinuncia all’eredità, facendola passare per incapace di intendere e di volere.

Tutto a causa di un momento di smarrimento, dovuto alla morte del marito.

Per completare il loro piano, le fanno subire un ricovero coatto nel reparto di neuropsichiatria di un ospedale cittadino, inviandole a domicilio un’equipe medica, che la preleva con la forza, così come si trova a casa.

La povera donna pensa ad un errore, ma poi vede la figlia che, impassibile, assiste alla sua disperazione e intuisce la verità.

Maria arriva in ospedale stravolta, con le pantofole ai piedi, scarmigliata, il vestito in disordine e non riesce a raccapezzarsi, finchè l’indomani non incontra un medico, che prende a cuore la sua situazione.

La donna riesce a descrivere fra un singhiozzo e l’altro, la scena che si è presentata ai suoi occhi: "Dopo una notte da incubo, trascorsa nel reparto, in cui gli ammalati di mente, dallo sguardo torvo, passeggiavano intorno al mio letto, vengo trasferita nel reparto "Medicina", dove riesco a convincere il primario, sulla verità dei fatti. In breve tempo, con l’aiuto di una nipote, ritorno a casa, in cui non trovo più molti dei miei oggetti preziosi."

Maria non sa capacitarsi del comportamento di questi figli, allevati da lei con tanto amore e sacrificio ed avviati ad una vita dignitosa. Oggi ha affidato la sua causa a degli avvocati, che rivendicheranno il suo diritto alla libertà e all’eredità del marito, nella misura che le compete, anche se il suo cuore di madre piange per il tradimento subito.

Maria continua ad essere sostenuta dalle amiche, che le vogliono bene.

Per le feste natalizie viene da loro invitata e circondata da quel calore umano che i suoi figli le hanno negato.

Maria si sfoga ripetendo all’infinito la sua triste storia, che non potrà mai dimenticare.

3 commenti

  1. che vergogna….e si che sono tutti istruiti,senza cuore però,meglio il mio operaio ma onesto e affezionato,essere disonesti non è solo rubare ma è peggio trattare male colei che ci ha dato la vita e aggiungere al dolore della perdita del proprio compagno anche il dispiacere di essere trattata in questo modo dai propri figli tanti auguri a questa amica e un saluto da Ida

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  2. Che orrore ! il dio denaro fa fare cose bruttissime, ma questa fatta dai figli alla propria madre la reputo la cosa peggiore del mondo.Se pure dovesse vincere la causa non potrà mai togliersi questa spina dal cuore.
    un caro saluto

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